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Neuroni a specchio e nuovi modelli educativi PDF Stampa E-mail
La scoperta dei neuroni specchio consente di capire come percepiamo e comprendiamo gli altri in modo nuovo e quindi di suscitare nuove riflessioni in ambito pedagogico.
 
I risultati della ricerca delle neuroscienze cognitive possono influenzare anche il modo in cui concepiamo cosa debba essere insegnato e come farlo.
La scoperta delle neuroscienze ha messo in luce un aspetto fondante della nostra dimensione sociale, della reciprocità che ci mette in condizioni di stabilire relazioni con gli altri.
Una delle conseguenze più importanti è quella di una possibile ridefinizione del processo di insegnamento-apprendimento, in quanto i neuroni a specchio sottolineano la rilevanza per il processo di acquisizione del sapere dell’esperienza pratica, in particolare motoria, e, in secondo luogo perché ci rimandano ad un concetto di intelligenza come qualcosa di profondamente attinente alla interazione e all’apprendimento per imitazione, ed infine come qualcosa di estremamente plastico e modulabile dall’esperienza. Perfino la comprensione semantica del linguaggio è mediata, almeno in parte da meccanismi di simulazione che vedono coinvolto il sistema motorio.
Comprendere una frase che esprime un’azione sicuramente comporta l’attivazione di quegli stessi circuiti nervosi coinvolti durante l’effettiva esecuzione di quella stessa azione.
Addirittura è possibile pensare che una parte dei concetti che normalmente utilizziamo nel linguaggio e nel pensiero hanno probabilmente radici senso-motorie.
Per non parlare poi del fatto che queste ricerche neuroscientifiche ci possono fornire una chiave di letture essenziale, biologicamente fondata, dell’essere umano , della reciprocità, di come si relaziona agli altri.
Il meccanismo di funzionamento dei neuroni a specchio gioca un ruolo fondamentale anche per la comprensione di come si costruisce la cosiddetta identità sociale: noi siamo in grado riconoscere l’altro come simile a noi , dal momento che condividiamo le stesse esperienze, e questo perché abbiamo in comune gli stessi meccanismi neurali.
 
Dottoressa Caporaso Giovanna





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