Cultura o tortura?
La condizione delle donne nell’Islam è davvero una questione di cultura?
La condizione della donna nell’Islam è variegata: in stati come il Marocco e l’Algeria le donne stanno acquisendo sempre più diritti, anche se sono ancora lontane dall’ottenere la parità con l’altro sesso, mentre in stati come il Kuwait e l’Arabia Saudita le donne sono estremamente discriminate. Vorrei analizzare da vicino le situazioni più tragiche, di cui troppo spesso non si parla e che quindi restano coperte da un velo di silenzio che ogni giorno causa la morte di migliaia di donne.
Spesso mi chiedo come sia possibile che in certe culture musulmane, le
donne non vengano considerate in nessun modo, così ho posto questa
domanda a qualcuno e la risposta più frequente è stata questa: è la
loro cultura. A quel punto mi sono domandata: ma si tratta di cultura o
di tortura? Perché le donne non vivono in quei paesi: la loro non è
vita; vengono torturate ogni giorno, con ogni tipo di violenza. La
crudeltà nei loro confronti è una vera e propria persecuzione, che si
conclude con la morte di moltissime donne islamiche per i motivi più
futili: ad esempio, se si ha solo il sospetto (senza prove concrete)
che una donna tradisca il marito, egli è tenuto ad ucciderla e nessun
giudice gli infliggerà una pena; oppure, nel caso in cui quest’uomo
venga arrestato, il delitto d’onore ha delle attenuanti, per cui
l’assassino resterebbe in carcere pochi mesi. Questo è scritto nella
legge. Purtroppo però, non c’è nessuna legge che protegga queste donne.
Si tutelano gli uomini assassini, ma non le donne vittime di violenze e
abusi. Insomma, che cultura è questa? Quale cultura può annientare i
diritti di un individuo? Quale cultura può arrivare a togliere la
libertà? Io mi sono risposta da sola: nessuna.
Credo invece che questi uomini, sappiano benissimo che una donna è
completamente uguale a un uomo, perché frequentano la scuola, studiano
anche all’estero e viaggiano; alcuni diventano persino medici. E chi
meglio di un medico può sapere che l’uomo e la donna sono da mettere
sullo stesso livello? La barbara usanza che questi uomini hanno di
maltrattare le donne, è solo un pretesto per tenerle loro schiave, per
non farle vivere. Di certo, qualcuno potrebbe pensare che queste donne
non si ribellano e che quindi sia anche colpa loro se sono in questa
condizione. È facile parlare così se non ci si trova nella situazione.
Queste donne hanno paura, ed è comprensibile. Vengono così
violentemente picchiate, che alcune muoiono senza riuscire nemmeno a
difendersi. Altre ci provano, ma finiscono o bruciate, o lapidate, o
accoltellate, perché anche chiedere aiuto a un poliziotto non
servirebbe: non possono parlare con uno sconosciuto, pena la morte. E
chi si aspetterebbe che un poliziotto le possa aiutare? Non ci sono
poliziotte donne, ma solo uomini con la stessa identica convinzione: le
donne non hanno alcun valore!
Un altro punto davvero importante è l’istruzione delle donne: non ne
hanno il diritto. Quindi già fin da piccole vengono mandate a lavorare
nei campi e la sera picchiate come ringraziamento per il lavoro svolto.
Inoltre, i genitori, soprattutto il padre, le convincono che il loro
futuro è quello di sposarsi, avere molti figli maschi e ubbidire al
marito. C’è da aggiungere che le donne, una volta sposate, devono
restare per sempre con il proprio marito, anche se è violento, anche se
le picchia, perché non si possono lamentare o ritornare dai genitori:
sarebbe un disonore per la famiglia della sposa. E quando l’ultimo uomo
della famiglia muore? A quel punto è finita per le donne, perché non
possono uscire se non sono accompagnate da un uomo di famiglia: il loro
destino è morire di stenti nella loro casa. E se una donna si ammala,
oppure se si presenta un parto difficile? È impossibile chiamare un
medico: una donna non può essere visitata da un uomo che non sia della
famiglia, e visto che i medici sono tutti uomini, le donne che stanno
male sono destinate a morire e così pure i loro bambini. Tra le
numerose testimonianze che ho letto, ricordo quella di un caso di parto
difficile: il bambino era podalico (significa che non c’era la testa
che premeva sulla cervice, ma i piedi), l’intervento di un medico
avrebbe potuto sistemare il bambino nella giusta posizione e salvargli
la vita, ma poiché il medico è un uomo e non può vedere così
intimamente una donna, il bambino è morto all’interno della madre per
mancanza di ossigeno.
Nel Corano non sta scritto da nessuna parte che le donne devono essere
picchiate, violentate, uccise perché ad esempio aspettano un bambino e
non sono sposate. Anzi, il Corano vieta espressamente l’uso della
violenza. La pena capitale per le donne è pura invenzione ed è anche
una vergogna. Tutti questi uomini violenti e incivili non pagheranno
mai per il male che da secoli continuano a fare a queste donne, non
pagheranno mai per le violenze, gli abusi, le botte, le uccisioni. Non
sconteranno mai una pena per le loro colpe. MAI. Continueranno a
viaggiare, a studiare, ad arricchirsi, facendo morire di fame e di
violenza tutte le donne della famiglia. Questa è cultura? Prima avevo
qualche dubbio, ora ne sono convinta: NO!
Elisabetta
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