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Estremismo Musulmano PDF  | Stampa |
giovedě 25 ottobre 2007

Cultura o tortura?

 

veloLa condizione delle donne nell’Islam è davvero una questione di cultura?

 

La condizione della donna nell’Islam è variegata: in stati come il Marocco e l’Algeria le donne stanno acquisendo sempre più diritti, anche se sono ancora lontane dall’ottenere la parità con l’altro sesso, mentre in stati come il Kuwait e l’Arabia Saudita le donne sono estremamente discriminate. Vorrei analizzare da vicino le situazioni più tragiche, di cui troppo spesso non si parla e che quindi restano coperte da un velo di silenzio che ogni giorno causa la morte di migliaia di donne.
 
Spesso mi chiedo come sia possibile che in certe culture musulmane, le donne non vengano considerate in nessun modo, così ho posto questa domanda a qualcuno e la risposta più frequente è stata questa: è la loro cultura. A quel punto mi sono domandata: ma si tratta di cultura o di tortura? Perché le donne non vivono in quei paesi: la loro non è vita; vengono torturate ogni giorno, con ogni tipo di violenza. La crudeltà nei loro confronti è una vera e propria persecuzione, che si conclude con la morte di moltissime donne islamiche per i motivi più futili: ad esempio, se si ha solo il sospetto (senza prove concrete) che una donna tradisca il marito, egli è tenuto ad ucciderla e nessun giudice gli infliggerà una pena; oppure, nel caso in cui quest’uomo venga arrestato, il delitto d’onore ha delle attenuanti, per cui l’assassino resterebbe in carcere pochi mesi. Questo è scritto nella legge. Purtroppo però, non c’è nessuna legge che protegga queste donne. Si tutelano gli uomini assassini, ma non le donne vittime di violenze e abusi. Insomma, che cultura è questa? Quale cultura può annientare i diritti di un individuo? Quale cultura può arrivare a togliere la libertà? Io mi sono risposta da sola: nessuna.

Credo invece che questi uomini, sappiano benissimo che una donna è completamente uguale a un uomo, perché frequentano la scuola, studiano anche all’estero e viaggiano; alcuni diventano persino medici. E chi meglio di un medico può sapere che l’uomo e la donna sono da mettere sullo stesso livello? La barbara usanza che questi uomini hanno di maltrattare le donne, è solo un pretesto per tenerle loro schiave, per non farle vivere. Di certo, qualcuno potrebbe pensare che queste donne non si ribellano e che quindi sia anche colpa loro se sono in questa condizione. È facile parlare così se non ci si trova nella situazione. Queste donne hanno paura, ed è comprensibile. Vengono così violentemente picchiate, che alcune muoiono senza riuscire nemmeno a difendersi. Altre ci provano, ma finiscono o bruciate, o lapidate, o accoltellate, perché anche chiedere aiuto a un poliziotto non servirebbe: non possono parlare con uno sconosciuto, pena la morte. E chi si aspetterebbe che un poliziotto le possa aiutare? Non ci sono poliziotte donne, ma solo uomini con la stessa identica convinzione: le donne non hanno alcun valore!

Un altro punto davvero importante è l’istruzione delle donne: non ne hanno il diritto. Quindi già fin da piccole vengono mandate a lavorare nei campi e la sera picchiate come ringraziamento per il lavoro svolto. Inoltre, i genitori, soprattutto il padre, le convincono che il loro futuro è quello di sposarsi, avere molti figli maschi e ubbidire al marito. C’è da aggiungere che le donne, una volta sposate, devono restare per sempre con il proprio marito, anche se è violento, anche se le picchia, perché non si possono lamentare o ritornare dai genitori: sarebbe un disonore per la famiglia della sposa. E quando l’ultimo uomo della famiglia muore? A quel punto è finita per le donne, perché non possono uscire se non sono accompagnate da un uomo di famiglia: il loro destino è morire di stenti nella loro casa. E se una donna si ammala, oppure se si presenta un parto difficile? È impossibile chiamare un medico: una donna non può essere visitata da un uomo che non sia della famiglia, e visto che i medici sono tutti uomini, le donne che stanno male sono destinate a morire e così pure i loro bambini. Tra le numerose testimonianze che ho letto, ricordo quella di un caso di parto difficile: il bambino era podalico (significa che non c’era la testa che premeva sulla cervice, ma i piedi), l’intervento di un medico avrebbe potuto sistemare il bambino nella giusta posizione e salvargli la vita, ma poiché il medico è un uomo e non può vedere così intimamente una donna, il bambino è morto all’interno della madre per mancanza di ossigeno.

Nel Corano non sta scritto da nessuna parte che le donne devono essere picchiate, violentate, uccise perché ad esempio aspettano un bambino e non sono sposate. Anzi, il Corano vieta espressamente l’uso della violenza. La pena capitale per le donne è pura invenzione ed è anche una vergogna. Tutti questi uomini violenti e incivili non pagheranno mai per il male che da secoli continuano a fare a queste donne, non pagheranno mai per le violenze, gli abusi, le botte, le uccisioni. Non sconteranno mai una pena per le loro colpe. MAI. Continueranno a viaggiare, a studiare, ad arricchirsi, facendo morire di fame e di violenza tutte le donne della famiglia. Questa è cultura? Prima avevo qualche dubbio, ora ne sono convinta: NO!

                                                                                                         Elisabetta 
 
 






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