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James Watson, Intelligenza da Nobel PDF  | Stampa |
mercoledė 24 ottobre 2007

Intelligenza: gli uomini non sono tutti uguali?

 

 

watson james James Watson, 79 anni, l'uomo che ha scoperto la struttura del DNA insieme al collega britannico Francis Crick e al neozelandese Maurice Wilkins, ed ha ricevuto il premio Nobel per la Medicina nel 1962, ha recentemente fatto parlare di sé e non solo in ambito scientifico.

Nei giorni scorsi, prima di recarsi a Londra, per la presentazione del suo ultimo libro “Avoid boring people. Lessons from a life in science, lo scienziato statunitense ha affermato, durante un'intervista, che i neri africani sono meno intelligenti dei bianchi occidentali, inoltre si è detto fiducioso riguardo all’individuazione, nel corredo genetico umano, dei geni responsabili di tale diversità nei prossimi dieci anni di ricerca e sperimentazione.

La dichiarazione ha suscitato scalpore e sgomento, soprattutto perché non è validata da nessuna esperienza scientifica, ma dalla personale osservazione dello scienziato sull’efficienza, o sarebbe meglio dire inefficienza, di impiegati di colore.
Watson non è nuovo ad accuse di sfacciato razzismo, negli anni sono state diverse le sue, discutibili, dichiarazioni su politica, sessualità e razza.

Alla fine degli anni novanta affermò che se fosse stato possibile, con un test genetico, determinare l'omosessualità di un nascituro, la donna avrebbe dovuto avere il diritto di abortire. In seguito suggerì che la bellezza umana avrebbe potuto essere geneticamente manipolata, cosi come nel prossimo futuro, potrebbe essere possibile “curare” la stupidità intervenendo sul genoma.
Rita Levi Montalcini, premio Nobel per la Medicina nel 1986, ha manifestato sdegno e incredulità riguardo alle dichiarazioni attribuite allo scienziato, e commentando l'episodio ha ribadito che  “Quello che conta non è la genetica ma l’epigenetica, l’ambiente".
Secondo il genetista Giuseppe Novelli dell’Università di Roma Tor Vergata, poi,  l’intelligenza sarebbe influenzata da diversi fattori: genetici per il 30 o 40%, ambientali per un altro 40% ed infine dal caso, da quello che può accadere durante le prime fasi dello sviluppo del cervello.

                                                                                                         

                                                                                                 OrizzonteDegliEventi   

                                                                                                 





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