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Sindrome da alienazione genitoriale PDF Stampa E-mail

Sindrome da alienazione genitoriale La sindrome non riconosciuta e il caso del bimbo di Padova Portato via dalla polizia a forza. Il motivo: per i consulenti della magistratura soffre di Sindrome da alienazione parentale. Che cos'è e perché scatena polemiche la sindrome Pas.
Dietro al al caso del bambino prelevato a forza dalla polizia nel Padovano, che ha scatenato una bufera mediatica e politica arrivata fino in Parlamento, c'è una sigla ancora più misteriosa. Ovvero Sindrome da alienazione parentale (Pas, appunto), una patologia accettata nelle stanze dei Tribunali ma non in quelle degli ospedali, della quale è stato riconosciuto affetto il bambino di 10 anni trascinato via di peso da scuola su ordine della Corte d'Appello della sezione dei minori di Venezia.
 

IL CASO

Secondo i precedenti giuridici degli ultimi anni, la Pas è quella sindrome di cui sono affetti i bambini di genitori separati, che anche implicitamente sono stati condizionati o manipolati da uno dei genitori fino a rifiutare l'altro. In questo caso i consulenti tecnici d'ufficio incaricati dalla magistratura hanno sostenuto che la madre del piccolo avrebbe condizionato il figlio fino a fargli ripudiare il padre e ad accusarlo di violenze psicologiche. Per questo avrebbero consigliato un supporto terapeutico per la donna e il trasferimento del bambino all'interno di una struttura protetta, lontano dai «condizionamenti materni».
 

LA SINDROME

L'esistenza di questa malattia è stata teorizzata negli Stati Uniti da Richard Gardner. Morto suicida nel 2003, è stato uno psichiatra molto conosciuto negli Usa, per i suoi studi e per le sue consulenze forensi (più di 400) nei casi di affidi contesi e di accuse di violenze verso i genitori. Celebre nel 1992 il suo supporto a Woody Allen, accusato dall'ex compagna Mia Farrow di abusi sessuali nei confronti della figlia adottiva e poi assolto. «Questo tipo di accusa è la più efficace arma di vendetta nei confronti di un ex coniuge odiato», disse allora intervistato da Newsweek.
 

MAI RICONOSCIUTA

Inizialmente accolta soprattutto nelle aule giudiziarie negli anni '80, la teoria è stata successivamente dichiarata «non dimostrata» dall'associazione dei procuratori americani. A oggi non è mai stata inclusa nelle versioni annuali del Diagnostic and Statistical Manual, l'elenco ufficiale delle malattie psicologiche riconosciute e adottato dalla comunità scientifica internazionale.
 

I TRIBUNALI ITALIANI

La teoria, oggetto di dibattito anche all'estero, è entrata anche nei tribunali italiani da pochi anni e proprio in questi mesi è in discussione alla Commissione Giustizia del Senato una misura che prevede il suo inserimento come discriminante per l'affido dei figli. Il Movimento per l'Infanzia ne denuncia «l'inconsistenza scientifica» e le «connotazioni maschiliste». Secondo gli esponenti dell'associazione la Pas può diventare l'estrema arma di difesa dei genitori che si vedono rifiutati o accusati di violenze dai figli. «Numerose associazioni di psichiatri di vari Paesi hanno dichiarato ufficialmente la sua inconsistenza», sostiene l'avvocato Andrea Coffari, presidente dell'associazione. «Anche in Italia la teoria, diffusasi come un virus e diagnosticata con troppa facilità, deve sparire dal vocabolario degli psicologi e dei consulenti dei tribunali».
 

LA CURA

Una volta ritenuto affetto dalla sindrome, su disposizione del giudice il bimbo può essere prelevato dalla dimora del genitore e portato in una struttura protetta dove poter essere curato, come dovrebbe accadere nel caso di Padova. «Il termine usato è "deprogrammato"», spiega Roberta Lerici, presidente dell'associazione Bambini coraggiosi e responsabile dell'area Infanzia e famiglia dell'individuo che si oppone alla teoria di Gardner e che ha seguito molti casi di bambini allontanati dalla dimora di un genitore perché ritenuti affetti da Pas. «Il bambino non può vedere il genitore che si ritiene l'abbia manipolato. Spesso deve cambiare scuola e abbandonare le attività sportive. All'interno della struttura sostiene numerosi colloqui con psicologi e assistenti sociali, fino a quando non sarà ritenuto pronto a riaffrontare la vita quotidiana»




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