Tagli alla Scuola Pubblica
Sempre maggiormente negli ultimi giorni si sente parlare di tagli alla scuola pubblica, che mai come in questo periodo è calpestata.
Si prevedono circa 90.000 licenziamenti nel settore scuola, abolizioni o riduzioni del tempo pieno, con gravi disagi per i genitori lavoratori, chiusura di interi plessi scolastici con un numero di allievi inferiore a una quota prefissata. Come se non bastasse, sono previste anche tagli all’Università e alla ricerca, che dovrebbe essere il vero motore dello sviluppo per il futuro. Effettivamente ci sono molti sprechi che dovrebbero essere eliminati, ma per questo è necessaria una riforma seria e organica del comparto scolastico, e non una serie di tagli indiscriminati, che impoveriscono la popolazione senza ottenere risultati validi. Occorrerebbe una riforma dei contenuti, che investisse nella formazione professionale e nella qualità, perché in caso contrario la situazione attuale può solo peggiorare, sia con un aumento dei laureati disoccupati che con un ulteriore abbassamento dei livelli di formazione rispetto alla media europea. Una vera riforma dovrebbe tener conto, tra l’altro, della mancanza di scuole per idraulici, falegnami, elettricisti e altre figure artigiane ormai rare e ricercatissime sul mercato, e investire in questo senso distogliendo fondi da dove effettivamente ci sono sprechi. Ma quello che si sta facendo è tagliare il futuro dei nostri figli in maniera sommaria e cinica, da parte di soggetti non appartenenti al settore che pretendono di riformare e che quindi capiscono poco, e nello stesso tempo finanziano le banche e i grossi operatori economici in difficoltà, come se ciò fosse prioritario rispetto alla cultura e all’istruzione. Ci resta il dubbio che un colpo così duro alla scuola pubblica sia un regalo che si intende fare a quella privata, a dispetto di tutti i discorsi sulla meritocrazia e sul diritto di tutti all’istruzione.
Nala
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